I luoghi dell’assenza hanno rumori sopiti e silenziosi, echi di parole, frastuoni di motori, fruscii di vento e pioggia. A volte il silenzio si tinge di rosso, un rosso fuoco che infiamma udito, mente, cuore e la nostra anima.
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Allora qui, in questo esiguo spazio dilatato dal riflesso nello specchio, sentiamo le parole dette e mai udite, dialoghi, brontolii, risate e pianti; percepiamo il baccano e gli schiamazzi della gente che non c’è, ma forse c’era.
Trambusti di vite vissute. Assenze di presenze.
Giuseppe Basta fotografa l’Assenza dedicandole liriche immagini – dalle proporzioni di volumi, linee e sfumature perfette – che hanno il fascino del surreale, del magnetismo seducente. Come quelle bottiglie di Morandi, anche qui si sublima la realtà.
Sempre la luce – desiderata, ricercata, attesa – è di una nitidezza che rende cristallino ogni suo Paesaggio Italiano, fotografie dedicate principalmente a quello apulo-lucano ma anche all’Emilia, a Roma… Il quotidiano si trasforma in visioni che frantumano il tran-tran di ogni giorno in attimi di pura melanconica poesia.
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“Quando mi chiedono cos’è per me la Fotografia spesso non so rispondere. Per comprendere cosa è la Fotografia per me basta guardare questo scatto.”
L’ombrellone spennacchiato sullo sfondo di un mare caraibico, ma qui siamo a Metaponto Lido; poi lavatrice, vetuste barche colorate, TV arrugginita e abbandonata come quella casa solinga, memoria di passate esistenze.
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Lirismo di paesaggi delineati in forme di puro minimalismo estetico. Dolcezza, fascinazione di un racconto per immagini dove la luce attraversa lo spazio tratteggiando le terre in frammenti che racchiudono il tutto. Giuseppe Basta respira questi paesaggi, la sua è un’intuizione artistica, un’identità estetica dove lo spazio diviene per lui un “rifugio d’arte”.
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Non vediamo mai presenze umane ma sentiamo, a volte, esistenze discrete come echi di vita che lasciano tracce. Compaiono in poche immagini, sono persone minuscole, ritagli appiccicati su immagini silenziose. Ci sono, invece, tante “cose” usurate dal tempo e abbandonate tra muri scrostati, cantieri abbandonati, la rumenta che deflagra nel mondo. Qui divengono relitti che assurgono a un nuovo vivere, acquistando un’aura di unicità. Personaggi e interpreti sono veicoli dismessi, trabiccoli, motocarri scassati, mitiche 500, Panda e biciclette in riva al mare. Una modernità vetusta e scalcagnata che diventa protagonista.
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Purezza di astrazioni che trasfigurano paesaggi, oggetti, luci, linee, orizzonti, forme e volumi sintetizzati in geometrie allegoriche.
In Minimal landscape la sintesi di forme e colori raggiunge equilibri ideali. Cartelli stradali di fronte al mare per indicarci una via lontana da quelle onde che si srotolano davanti a noi, ma poi si arrestano in un immobilismo eterno. Un mare sospeso che non ci bagnerà mai. Sentiamo il suo profumo. Un divieto di transito che non vale per noi camminatori instancabili. Ma ci sarà poi ancora il mare dietro quelle dune?
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Spazi metafisici che trascendono dalla realtà, guardare oltre per inseguirne un’altra.
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Una nuvola sul mare.
“Quando oggi ho visto quella nuvola sospesa sul mare, non ho potuto fare a meno di pensare a Franco Fontana e alla sua straordinaria capacità di trasformare paesaggi reali in astrazioni fatte di colore, luce e forma… un omaggio silenzioso al grande maestro emiliano. Perché documentarsi significa anche lasciarsi ispirare.”
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Altre immagini sono diventate copertine di libri famosi.
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“Mi chiamo Giuseppe Basta e mi occupo ormai da circa vent’anni di fotografia. Ho iniziato a coltivare più intensamente questa passione dieci anni fa, grazie al Corriere della Sera che, durante l’estate del 2015, organizzò un contest fotografico con La Lettura, conclusosi con la pubblicazione di un mio lavoro sia sul sito che sull’edizione cartacea della testata. Da allora ho iniziato a credere nelle mie capacità e, grazie all’impegno sempre più costante e sicuramente ad un pizzico di fortuna, ho ricevuto alcune soddisfazioni. In particolare due estati fa il quotidiano Repubblica – ed. Bari ha pubblicato un mio scatto a seguito di un concorso fotografico sul paesaggio e ho ricevuto alcuni riconoscimenti all’estero: una menzione d’onore per un concorso fotografico in Colombia e la pubblicazione sulla rivista francese L’Œil de la photographie di un mio progetto fotografico sul degrado della periferia tarantina. Molti altri riconoscimenti nel corso degli anni, tra gli ultimi: nel 2025 sono stato ospite come relatore al talk dedicato alla fotografia di paesaggio nell’ambito dell’evento Wiki Loves Monuments, insieme a Fabio Del Ghianda – direttore del Dipartimento Concorsi FIAF – dove ho presentato il mio lavoro sui “paesaggi essenziali” e le mie sperimentazioni fotografiche. Inoltre, una mia foto è stata utilizzata per la copertina di un album digitale di musica classica dal titolo Leukania.”

Giuseppe Basta
Grazie Laura per questo articolo così attento e delicato. Le tue parole hanno saputo leggere e raccontare con grande sensibilità il senso del mio lavoro e delle atmosfere che cerco di costruire nelle mie immagini. Te ne sono davvero grato.
Laura Malaterra
Grazie Giuseppe, sono veramente sempre soddisfatta quando leggo i commenti positivi sui miei scritti. Come mi capita quasi sempre, mi pare di averti un po’ conosciuto attraverso le tue immagini. Ancora complimenti e, come si augura sempre ai fotografi, una futura buona luce. Laura
Annalisa Ceolin
Grazie a Laura per le parole liriche che appartengono a queste foto ma che sono anche proprie di Laura stessa, della sua interiorità che mai si smentisce e per le immagini delicate, melanconiche e poetiche di Giuseppe. Buon proseguimento a entrambi.
Annalisa Ceolin
Grazie a te Annalisa e alle belle emozioni che hai saputo regalare a Giuseppe e a me con le tue parole. Fa sempre piacere essere seguiti, ci si sente meno soli. Buon proseguimento anche a te. Laura