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Le apparenze di Maria Cristina Marzola si librano nell’aria sfuggenti come sogni

L’AuraPhotographica, quell’Aura invisibile che trasparendo diafana rende vibrante un’immagine, come un trasognato incanto.

Un processo creativo lento, meditato che vede l’artista impegnata in un lungo percorso, dove una raffinata tecnica ha consentito la realizzazione di opere dal forte impatto visivo e immersivo, uniche e immaginifiche. Da una combinazione tra foto-ripresa analogica e stampa digitale di grande formato, dove la sovrapposizione di singoli scatti crea una fusione del soggetto e un effetto panoramico, nascono foto in un bianco e nero delicato, che sfuma da grigi intensi sino ad un madreperla che profuma di mare.

Una Bencini Koroll degli anni Cinquanta, utilizzata per tutte le immagini, dona quel fascino vintage che richiama altri tempi di raffinata eleganza, rivisitata con sensibilità e leggiadria. Un omaggio ad un passato che ritorna nella modernità dei nostri tempi.

Sono le foto di Maria Cristina Marzola che insegue la sua poetica con la forza della determinazione e del suo lirismo. Paesaggi spazio-temporali. Foto-sequenze analogiche in grandi dimensioni – titolo anche della mostra personale del 2014 a Palazzo Costanzi di Trieste – è divenuta, nel corso degli anni, un’ampia ricerca fotografica iniziata nel 1999 e tutt’ora in corso, che attraversa varie tematiche. Dal fascino dei siti archeologici a quello della natura; dai luoghi della memoria all’identità femminile e i suoi molteplici aspetti.

In Apparenze le sue visioni sono presenze e assenze, sono sembianze trasparenti come tulle. Sono velari dove il flusso di una luce che pare immaginata, infiltrandosi tra fantasmi di alberi, personaggi presenti e assenti, acqua che zampilla silenziosa svanendo nel nulla, ricrea la visione suggestiva di immagini che frullano nella mente. Le visioni sfuggenti di un dove e quando e con chi. Dove eravamo?   

Il desiderio di tornare, di rivivere, rivedere, ricordare e risentire il rumore di quei passi, lo strepitio dell’acqua e il frusciare del vento e quei profumi e quel tutto intorno a noi che ci avvinghiava e trasportava in altre dimensioni, in quei sogni di levità che vorremmo riprovare. Sono emozioni vivide che riportano il passato nel presente, sono immagini di leggerezza dove la poesia incanta. Sono immagini che pare svaniscano al primo soffio di vento, si dissolvono per la loro bellezza, pura e delicata che non fa più parte di questo mondo.  Sono Apparenze di presenze mai scordate. Vibranti, insieme fragili e potenti.

“Apparenze è un lavoro sui luoghi della memoria intima e personale, luoghi che emanano una particolare magia. Spazi spesso naturali o anche posti solo attraversati, ma che hanno lasciato in me una traccia importante, di cui voglio catturare l’atmosfera, lo speciale incanto…”

In Tree dimensional si rende un tributo di amore, per suggellare un accordo tra natura e umanità, in una serie di grandi foto verticali, con gli alberi come protagonisti. Piante maestose, tronchi sovrapposti che si avviluppano in un abbraccio irreale, fronde evanescenti in uno spazio velato da una luce soffusa. Alberi guardiani silenti di una foresta fotografica virtuale per fondere sacro e profano, quotidiano e divino.

Con la sua antica fotocamera analogica, che pare stravagante usare nell’era del digitale e dell’intelligenza artificiale, Maria Cristina riesce a creare nuovi spazi, nuovi mondi animati da un suo legame profondo e intimamente sensibile con la natura. L’inspiro-espiro di questi universi è un insieme ricco d’incanto tra tecnica, passione e grande sensitività. Le immagini, create da scomposizioni, sovrapposizioni e sdoppiamenti fotografici, sono pure emozioni racchiuse in fotogrammi custoditi tra due quinte più scure, come in una scena teatrale. La stampa digitale di grande formato – da 100×200 cm sino a 100×900 – rende queste opere un unicum di forte impatto visivo e scenografico.

“Sui bordi delle foto è leggibile il nome della pellicola e la progressione numerica degli scatti, rendendo visibile il procedimento manuale: nessun taglio della pellicola, né rielaborazione in post-produzione… È uno spazio-mondo re-inventato dal mio sguardo…”

Nella serie Ink Tree altri alberi, spogli, immersi in una frescura invernale, tentennano in movimenti lievi. Rami scarni, a volte sottili come fili, abbandonati da foglie fuggite via, appaiono in una luce stralunata che ci stordisce, tra stupore e meraviglia. Avvolti da una nebbia che li protegge, quei rami divengono segni e simboli di una natura che trascende altre realtà.

“Come nella pittura giapponese sumi-e la concentrazione, il respiro, il coinvolgimento del corpo, aiutano a mettermi in contatto diretto con l’origine del tutto: più che catturare una foto, lascio che l’espressione del reale si presenti e imprima la sua forma pura e spoglia, ma viva, sul negativo.”.

Ruderi di città antiche color seppia o grigio sfumato rarefatto per ricostruire la storia di architetture da scomporre e ricomporre come in un gioco. Ripristinare realtà, rivisitare la storia, inventare i pezzi mancanti per seguire il filo imaginario che ci lega indissolubilmente con il passato. Ricucire il presente ad antiche immagini che sfiorano per attimi la nostra mente, poi sfuggenti e imprendibili ritornano a tempi remoti. C’è tutto questo e molto altro nel progetto dal titolo KRT, che si ispira alla base semitica “Qrt”, ovvero la città fortificata, da cui derivano vari toponimi presenti nell’area mediterranea come Creta, Cortona, Cartagine…

Una donna totem che si intrufola nella foresta. Potente icona simbolica che si eleva leggiadra nella sua veste bianca divenendo albero, tronco, rami le sue braccia, foglie tra le foglie le sue mani. Un legame simbiotico tra la donna che dona vita e la natura che sempre si rinnova. Ciclicità della vita. Femminilità in un intricato congegno tra il femminile e il maschile. Ruoli, differenze, uguaglianze, similitudini, trasformazioni, trasfigurazioni, analogie, diversità, complicanze. Infine la semplicità nell’accettare la concretezza della natura.  

La serie Xx≠Xy racchiude l’essenza della identità femminile. Sono donne eteree, figurine liberty, sinuose come in un quadro di Alphonse Mucha; si muovono insieme con gesti delicati seguendo armonie fluttuanti come i loro abiti; si muovono con la complicità che sempre lega le donne; si muovono intrecciando sguardi, pensieri e speranze, sogni e illusioni, realtà e finzioni, tristezza, felicità, amori e addii.

Camminare insieme, a passo di danza, al suono di una musica da inventare; tra veli impalpabili, in una luce color miele, si svelano forme che pare si dissolvano dentro quella terra che le sente danzare. Donne diafane come antiche divinità femminili, trasparenti, unite dal piacere di stare insieme. Fragilità e forza nella consapevolezza di portare in grembo il futuro del mondo.

Maria Cristina Marzola – che opera tra Doberdò e Trieste ma è nata a Padova – coniuga arte, fotografia e attivismo sociopolitico focalizzando la sua ricerca su questioni sociali, tematiche ambientali e sull’identità di genere. Nel corso degli anni ha partecipato a numerosi seminari e workshop, alcuni organizzati insieme a Maria Pia Miani nell’ambito di “CameraD Academia Fotografica”, con le fotografe Marcella Campagnano, Carla Cerati, Maria Rosalba Russo, Nini Mulas, Giuliana Traverso e Letizia Battaglia. Molte le sue attività legate alla fotografia: dal seguire le iniziative della fondazione Studio Marangoni di Firenze a far parte dell’Associazione“CID CentroIdeaDonnadi Venezia dal 1992 al 2021. Attualmente sta conducendo una ricerca sulla storia delle fotografe del Novecento presentando la loro vita e le loro opere attraverso proiezioni pubbliche di foto e letture ad alta voce: Yva e le altre. Fotografia pubblicitaria e di moda a Berlino 1925-42, sulla fotografa tedesca Yva, pseudonimo di Else Ernestine Neuländer-Simon, di cui ha curato anche la voce nel sito dell’Enciclopedia delle donne on line, 2014; Ella e le altre. Fotografie e testi di viaggiatrici straordinarie nel primo ‘900”, 2017. Una sua opera è ora esposta alla Biennale Internazionale Donna di Trieste, ma sono tante le mostre personali e collettive in Italia, Germania e Stati Uniti: Mestre, Venezia, Bologna, Orvieto, Casier, Strà, Trevignano, Chioggia, Portogruaro, Mirano, Trieste, Portopiccolo TS, Gorizia; Muenchen, Boston, New Haven, Nova Gorica.

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2 thoughts on “Le apparenze di Maria Cristina Marzola si librano nell’aria sfuggenti come sogni
  1. Maria Cristina Marzola

    Laura, prima di tutto sono onorata di vedere le mie foto pubblicate in questo blog davvero speciale e ti ringrazio del bellissimo spazio che mi hai dedicato. Hai colto perfettamente tutti gli aspetti di questo fare fotografia, che va oltre un semplice click, evidenziando inoltre tanti lati poetici delle mie immagini.

    • Laura Malaterra

      Maria Cristina, grazie per le tue parole dedicate a me e al mio blog. Sono sempre molto contenta quando i miei scritti trovano l’approvazione dei fotografi. Per me è un grande piacere leggerti e ti auguro altre seducenti fotografie da scattare con la tua sensibilità speciale.

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