Imbarcarsi è la foto dell’inizio di un viaggio magico e freddo, di quel freddo che penetra nelle ossa e non se ne va più via. Un battello tra le nebbie, un’immagine da poetica favola languida e odorosa di mare che fa volare la nostra mente in viaggi che avremmo sempre voluto intraprendere e mai abbiamo osato progettare.
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Alessandro Rovelli ci dona queste immagini sublimi dove la terra è scomparsa sotto nevi perenni e ghiacci e nebbie e bianchi accecanti e luci soffuse e colori vibranti autunnali e lande desolate e pennellate di sfumature primaverili e silenzi che fanno male alle orecchie non più abituate a questi annullamenti sonori, che ottenebrano i nostri sensi e così i pensieri si fanno più presenti e ci fanno compagnia.
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Sono ghiacci come enormi coni di gelato che, come loro, inesorabilmente si sciolgono ma qui svaniscono nel mare e chissà cosa resterà di quel ghiaccio che abitualmente troviamo in cubetti brillanti che galleggiano nei nostri bicchieri da cocktail? Cosa resterà nelle menti e negli occhi di futuri uomini in viaggi verso il Grande Nord che vedranno solo un languido mare non più ghiacciato ma caldo evaporante verso nuvole di plastica?
Guarderanno le immagini di antiche foto e scorgeranno, come noi ora, l’amore che ha ispirato Alessandro ad immortalare quel che rimane di quel freddo ghiacciato in fotografie di una bellezza struggente, come sempre sa offrire la natura.
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Queste foto a colori ci riportano ad antichi dipinti dove la luce è la stessa e la passione per non dimenticare immortalava quegli ijsberg – in olandese, montagna berg di ghiaccio ijs – quelle vette di ghiaccio imponenti, più allora che ora, dipinte da Frederic Edwin Church nel 1861. Così, tra foto e dipinto, si traccia la storia di un mondo che ci dicono stia scomparendo e restiamo frastornati, immobili come marionette di ghiaccio, sbigottiti, increduli, spaventati che ciò possa avvenire.
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Che starà pensando quell’uomo solo, figurina minimalista nell’immensità di quel deserto fatto di neve e ghiaccio? Lascerà quel terreno solido fatto di pietre che sente sicuro sotto i suoi piedi o si inoltrerà nel fitto di quel bianco morbido che pare panna e come lei ingannevole si squaglierà sotto un tiepido sole invernale? Quel piccolo uomo, nell’immensità di una candida natura glaciale, inizierà a scalare il massiccio di terra ghiacciata e rocce congelate, che fa paura solo a rimirarlo perché forse lassù già infuria la tempesta?
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“Stiamo tornando da un bellissimo tour in una valle dove il dannato vento era sparito. La motoslitta corre e tra un po’ attraverseremo il mare ghiacciato per arrivare alla nostra baita dove la temperatura interna è vicina agli 0° ma che ci parrà il posto più caldo e confortevole della Terra… Mi sembra di essere in una spiaggia del pianeta Urano, in lontananza mi par di intravedere delle piramidi bianche e la mia mente corre, come il vento”
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Il viaggio prosegue tra una nebbia che, come un sipario teatrale, si apre per dare inizio ad un cammino che sa di avventura; dinnanzi ad occhi stupefatti sfilano mari e monti e vette, pare un novello inizio del mondo… quell’Aura invisibile che trasparendo diafana rende vibrante un’immagine, come un trasognato incanto. Il silenzio, unico compagno di viaggio, è infranto dalle motoslitte sulla neve che si duole di quell’incursione di uomini colorati che risaltano su quel bianco abbacinante.
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Il vento implacabile disegna volute ghirigori segni e simboli infrangendo la superfice di neve ghiacciata e ghiaccio innevato e mare e cielo e così procediamo tra volute ornamentali e geometrie di un’arte antica come il mondo, simboli come i disegni di Keith Haring, graffiti di ghiaccio di neve polverizzata sfuggente in tornadi di raffiche ghiacciate che gelano quel poco della nostra pelle esposta ma lui – quel vento indomabile – ormai possiede tutto il nostro corpo che avvolge in una morsa micidiale.
Siamo su un altro pianeta?
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Alle isole Svalbard, nel regno di Odino scrive Alessandro… “Accidenti Thor, ferma quel diavolo di motoslitta e lasciaci fotografare questo paradiso! Thor è la nostra guida e conduce la fila indiana di motoslitte… Siamo sul mare ghiacciato di un magnifico fiordo ed un implacabile vento comincia a disegnare scie multiformi ai nostri piedi…”
Un diario di bordo minimalista che forse, chissà… potrebbe divenire un libro per noi e i futuri viventi per non disperdere l’amore e le energie di Alessandro che ha immortalato mirabili visioni. Minimalista perché anche qui il vento ha limato e fatto sparire le parole per lasciare intatto il senso di emozioni sublimate in immagini toccanti.
E non c’è più nulla da aggiungere.
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Alesandro Rovelli ha iniziato a fotografare nel 1978 con una Pentax K1000 e, contemporaneamente, anche a stampare sia in bianco e nero che con il materiale Cibachrome. La sua è un’avventura fotografica raffinata nel tempo approfondendo la tecnica, ma non solo, da riviste specializzate del settore, da amici fotografi… Ama fermare il tempo in immagini di approccio minimalistico che definiscono luoghi e spazi in viaggi programmati con cura, per rappresentare diversi universi paralleli, in prevalenza nel grande Nord del mondo. Affascinato da Franco Fontana, ma anche da molti altri fotografi, continua ad usare una Pentax di cui apprezza le dimensioni ridotte e la leggerezza in rapporto all’ottima qualità. Ha partecipato a numerose mostre, le ultime nel tempo: Soglie Invisibili al Museo Diocesano di Terni, luglio 2026 e Terraqueus, la personale presso lo Spazio Espositivo Sorgente di Vimercate, gennaio 2026. Nel 2023 ha prodotto il libro “Nordisk” editato da Opificio della Fotografia e curato da Federicapaola Capecchi.
