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Luisa Montagna trasforma la realtà in magnetiche atmosfere

L’AuraPhotographica, quell’Aura invisibile che trasparendo diafana rende vibrante un’immagine, come un trasognato incanto.

Sono immagini dove soffia costantemente una brezza, quella brezza che trascina con sé la gioia di fotografare in quel preciso momento quando tutto pare se ne stia andando via, ma non per sempre. Perché forse tutto ritorna, grazie a quel refolo d’aria che muta direzione e ricompare, concedendoci nuovamente quel briciolo di mondo in movimento. Non più come prima ma diverso, trasformato in un altro, in un eterno gioco di mutamenti.

Luisa Montagna conosce lo zefiro d’aria che tutto modifica e riesce a catturare l’essenza di quello che sta fotografando in un attimo di secondo ché poi, lei sa, tutto svanisce e riappare la normalità in quiete immagini, stabilmente ferme. Sino a quando, forse, quell’aria mutevole e capricciosa ritornerà.

“Nell’Agaton la bellezza smette di essere solo esteriore e diventa la melodia silenziosa di un’anima in equilibrio con il mondo.”

Una fuggente donna in una corsa che pensiamo eterna, in una corsa contro un tempo che invece dovrà finire, alla ricerca di una bellezza come quell’erba, i fuscelli e i rami al vento che divengono le quinte di un quadro ancora da dipingere. Lo sentiamo quel vento, frulla indomito contro e dentro di lei, nelle sue vesti; la sua figura svolazzante e quella sua immagine riflessa – sarà lei unita alla forma nebulosa e vaga di un vitello? – che abbandonerà quando troverà la bellezza interiore a lungo cercata.

Quel viso è il viso di quella donna fuggente? O è un altro viso di un’altra donna? Trasformato in una maschera tragica, malleabile come creta che definisce pieghe rughe sguardi e quella bocca che non emette più suoni. Ma noi li sentiamo quei suoni. La bellezza di un volto che trascende il desiderio di vita.

Non ritorna più l’Euphoria. Quando la si prova non la si riconosce. Troppo piccoli, troppo incantati, troppo euforici dinnanzi a quella luce incandescente. Scintillante polvere di stelle, lucciola di luce intermittente, Euforia per sfere rotanti volteggiando dentro un mondo in miniatura illuminato da un astro pulsante. Camminare a testa in giù per scoprire universi all’incontrario, gridare per lo stupore e la felicità in una sorta di estasi giocosa. Siamo noi quei bambini in bianchi e neri illuminati da una gioia profonda che nasce inaspettata, come un dono celeste che ci fa toccare il cielo con un dito.

In Shizen – l’armonia della natura, in giapponese – entriamo in quegli spazi dotati di proporzioni perfette dove forma, significato e spiritualità donano quell’Aura invisibile che trasparendo diafana rende vibrante un’immagine, come un trasognato incanto.

Anche in Tecnosfera alcuni manufatti umani, reinterpretati nella poetica visione di Luisa Montagna, divengono fantasmi di tecnologie desuete che si sono adattati al paesaggio terrestre, divenuto diafano. Un Genius loci che ha assimilato ambiente e presenze umane sfumando in una nebbia ineluttabile l’uno e gli altri. Sono paesaggi lunari che hanno abbandonato questo mondo per entrare in una sfera trasparente, divenendo la configurazione di realtà e nature passate, proiettate in futuri decadenti.

“… Questa mia serie di immagini vuole essere una visione personale, proiettata nella sfera emotiva, di alcuni manufatti umani, alcuni dei quali ancora funzionanti, altri lasciati al loro destino di degenerazione temporale, e comunque tutti testimoni non solo di attività, ma anche di vicende umane.”

Sono finestre volanti come l’immaginazione, sghimbesce, allunganti, sovrapposte, velate e opacizzate per farci inventare l’esterno là fuori. Qui siamo “qui dentro”, in luoghi morbidamente illuminati da una luce impalpabile come bambagia; ci muoviamo accanto a presenze che ci scrutano di sottecchi. Dialoghi silenziosi tra di noi e poi, quel refolo d’aria che ci segue da sempre, farà volar via dalla finestra quel giornale anticato di antiche storie.

Tutto questo nella serie Così è (se mi pare).   

“Riprendendo per scherzo il titolo della famosa opera teatrale di Pirandello “Così è (se vi pare)”, questa serie di immagini vuole far riflettere sull’inconoscibilità del reale. La realtà non è la cosa più importante, ciò che è importante è avere una propria visione della realtà.”

Un omaggio a Edward Hopper. Immaginiamo, in sottofondo, il Preludio della prima suite di Johann Sebastian Bach, eseguita al violoncello da Luisa Montagna.

Luisa Montagna viene da una formazione artistica, avendo conseguito il Diploma Accademico di II Livello in Violoncello. Per una decina di anni ha lavorato per Istituzioni Musicali come professore d’orchestra e in formazioni cameristiche.
Da alcuni decenni lavora nel settore della Comunicazione Visiva.
Da sempre amante della pittura e delle arti visive, comincia a fotografare dopo aver ricevuto in dono la sua prima macchina fotografica. Da quel momento è iniziato un percorso di crescita che l’ha avvicinata alla fotografia intesa come espressione di sé più che come rappresentazione del reale.
Ha iniziato dedicandosi al genere del reportage documentaristico, per passare ad uno stile più evocativo ed onirico, dove le immagini si sovrappongono e fondono per creare nuovi mondi che soddisfino il suo sentire di sognatrice.
Sempre in cerca di una propria identità di fotografa, ha ottenuto premi a Concorsi Internazionali e pubblicazioni su riviste e libri.
Da alcuni anni espone in mostre collettive in Italia e all’estero. Attualmente è presente con una sua opera nella collettiva Liquid Sky IV presso il Museo del Mare Galata di Genova, visitabile dal 13 al 20 giugno 2026.

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3 thoughts on “Luisa Montagna trasforma la realtà in magnetiche atmosfere
  1. Luisa Montagna

    – quella brezza che trascina con sé la gioia di fotografare in quel preciso momento quando tutto pare se ne stia andando via, ma non per sempre – è il voler fissare un momento effimero che non tornerà se non nella nostra fantasia riguardandolo attraverso ciò che la fotografia rende senza tempo.
    Un grandissimo grazie, Laura, per questa tua lettura sensibile e profonda del mio mondo interiore, che stai restituendo con la scrittura attraverso le immagini.

    • Laura Malaterra

      Grazie Luisa, felice che ti sia riconosciuta con quello che ho scritto. Lo dico sempre, ripetendomi un po’… che la più bella soddisfazione è leggere i commenti alle mie parole. Buon tempo futuro per le tue emozionanti fotografie. Laura

  2. Andrea Dogliotti

    Che bello! Ho conosciuto Luisa Montagna al vernissage al Museo del Mare, splendida persona che mi sembrava già di conoscere dopo aver letto l’articolo. Complimenti a Luisa per le fotografie e a Laura per l’introspezione!

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